Infrastrutture

Alta velocità, Afragola al palo Napoli-Bari sul binario morto

Conferenza stampa del comitato delle imprese creditrici a napoli lunedì 3 dicembre
opera prioritaria per il governo, ma la stazione è sotto sequestro: 300 operai in bilico


Il progetto della stazione ferroviaria di Afragola

La stazionedi Afragola, snodo principale per l’intero Mezzogiorno per l’alta velocità ferroviaria e punto di partenza per la linea ad alta capacità Napoli-Bari indicata dal governo Monti come opera infrastrutturale prioritaria, è ferma sul binario morto. Una meraviglia di quattro piani sospesi, di cui due commerciali, trecento treni al giorno e un traffico di 430mila passeggeri (il doppio di Roma Termini), doveva essere inaugurata nella primavera del 2013, come annunciato dall’amministratore delegato delle Fs Mauro Moretti. I lavori dovevano terminare contrattualmente per la seconda metà di luglio scorso e invece sono fermi da un anno, il cantiere è sotto sequestro, le Ferrovie dello Stato sono assenti, 32 imprese abbandonate e trecento operai a terra. Per questo motivo il Comitato delle imprese creditrici, presieduto da Carmine Russo, ha deciso di organizzare a Napoli una conferenza stampa, che si terrà lunedì 3 dicembre al Maschio Angioino. Obiettivo:?saldare i crediti e dissequestrare il cantiere. E’ l’unica strada percorribile per riavviare il progetto e contenere la rabbia delle imprese subappaltatrici, spiegano gli organizzatori.

Secondo appalto bloccato
Ricostruiamo la storia. Il più importante snodo di scambio con le linee veloci verso Sud e i servizi ferroviari regionali, progettato nel 2003 dall’architetto iraniano Zaha Hadid, avrebbe portato alla ribalta Afragola. Invece il viaggio si ferma nelle campagne a Nord di Napoli in un lago di cemento e ferro “congelato”. Per la seconda volta. Nel 2006 viene infatti appaltata l’esecuzione dei lavori da parte della Tav alla Sacaim di Venezia. L’azienda veneta non rispetta però la scadenza per la presentazione del progetto esecutivo richiesto dalla Tav e quest’ultima rescinde il contratto per inadempimento.
Passiamo al secondo appalto. I lavori per la costruzione della stazione, commissionati da Rfi (Rete ferroviaria italiana), si sono bloccati un anno fa quando la Dec Costruzioni, azienda pugliese vincitrice della gara d’appalto per 74 milioni di euro nel 2009, è stata travolta dal dissesto finanziario. Oggi l’azienda è stata commissariata dal Tribunale di Bari con l’apertura del concordato preventivo. Di quei 74 milioni finanziati per realizzare l’opera, l’impresa appaltatrice ne ha spesi per lavori 14, di cui la metà finanziati dalle Ferrovie dello Stato, ma gli altri 7 anticipati dalle imprese subappaltatrici e dai fornitori. La Dec ha dunque lasciato nelle casse di Rfi oltre 67 milioni, un importo maggiore delle opere fin qui realizzate. Pochi mesi dopo l’abbandono del cantiere da parte dell’impresa pugliese, una multinazionale tedesca fornitrice di importanti attrezzature e materiali attraverso la Peri Spa, preoccupata degli omessi controlli delle Ferrovie sul cantiere, chiede e ottiene il sequestro per proteggere i suoi materiali. Dal 9 febbraio 2012 si registra il fermo totale delle attività. Si innesca un corto circuito che travolge 32 Pmi subappaltatrici, fornitrici e dei servizi che oggi vantano crediti per 7 milioni dall’azienda vincitrice dell’appalto. Trecento operai sono fermi, altrettanti sono gli addetti penalizzati dell’indotto.

Rfi respinge le accuse
Rfi, committente dei lavori, respinge le accuse di omesso controllo con una nota. “In relazione alla notizia del sequestro giudiziario di parte delle installazioni di cantiere disposto dal Tribunale di Milano – sottolinea la nota della Rete Ferroviaria Italiana – conferma la piena correttezza del proprio operato e precisa che il contratto dei lavori in oggetto è stato risolto in danno per inadempimento dell’Associazione temporanea d’impresa appaltatrice”.
“Alla società delle Fs chiediamo di intervenire sulla situazione debitoria lasciata da Dec in relazione alle sue responsabilità di mancato controllo e soprattutto in funzione delle somme trattenute dai pagamenti ancora dovuti – spiega Russo, responsabile della Nuova Tirrenia Costruzioni, una delle due imprese subappaltatrici -. I mancati pagamenti da parte di Dec hanno causato alle aziende fornitrici enormi difficoltà finanziarie costringendo le due imprese subappaltatrici, Nuova Tirrenia Costruzioni ed Ema, a porre in cassa integrazione circa 100 persone”. Il Comitato pretende ora che si faccia chiarezza e si onorino i pagamenti. Molte di quelle Pmi rischiano infatti di chiudere.
Intanto per completare la stazione bisogna ripartire da zero per la terza volta con un nuovo appalto e relativo bando. Il governo Monti, che intendeva partire con la Napoli-Bari tra due anni, dovrà attendere. Anche perché l’area dovrà essere dissequestrata dalla magistratura.


Trentadue aziende vantano 7 mln di crediti

Subappaltatori
• Nuova Tirrenia Costruzioni
• Ema Costruzion
• Vafra
• Giugliano Costruzioni Metalliche
• Geocon
• Ccm
• Coop Gru Service
• Sg di Stingo Giuseppe
• Ediltec
• Saci Archeologia

Fornitori
• Imecal
• Straferro Centro Italia
• Siderurgica Campana
• Paver Costruzioni
• Edil Mer
• Edil Fer
• Commerciedil
• Salvatore Giuliano Srl
• Cos Metalli

Servizi
• Il Notturno
• Geo Consult
• Studio Tecnico Giovanni
Cipolletta
• Cp Servizi
• Studio Tecnico Associato
Iannaccone-Sardo
• Geo Surveying di Geom Luigi
Belliazzi
• Sg Meridionale
• Ristorante Da Giulio

Subfornitori
• Peri
• Mateco
• Montedil
• Polisud
• Carlino
• Cme
• Smean Ltd
• Hilti

Ecco le trentadue imprese coinvolte nella realizzazione dell’opera, riunite in un Comitato, che vantano 7 milioni di euro di crediti

Sergio Governale


Giornale numero: 229 - Pagina: 7