Medici

Napoli, sanitari delle carceri. Ancora bloccato il reintegro

Esito deludente della riunione convocata dalla Asl 1 con i 40 professionisti. I rapporti di lavoro restano congelati dopo lo stop deciso a inizio gennaio


Operatori sanitari nelle carceri napoletane: deludente esito della riunione alla Asl Napoli 1 per il loro reintegro, dopo la sospensione dei rapporti lavorativi a gennaio di quest’anno.
La vicenda riguarda circa quaranta professionisti.
“Nella riunione i sanitari – spiega il loro difensore, l’avvocato Patrizia Kivel Mazuy – si sono visti solo richiedere la presentazione di una nuova istanza per la reintegra in servizio”.
E questo malgrado che il recente decreto 28/2012 del commissario ad acta per la sanità in Campania, Stefano Caldoro, disponga espressamente la prosecuzione di questi rapporti di lavoro fino al dicembre 2012, “in attesa – spiega ancora l’avvocato kivel Mazuy – di un riordino complessivo della normativa in materia”.

DUE PRONUNCE POSITIVE
Finora solo due professionisti sono rientrati in servizio, a seguito di pronunce della magistratura del lavoro, dopo la sospensione del rapporto di lavoro avvenuta a gennaio: si tratta della terapista della riabilitazione Paola Rotondo e della farmacista Vincenza Iannace.
Per tutti gli altri, malgrado il decreto 28, non c’è ancora nulla da fare “sebbene anche alcuni giudici che hanno respinto i ricordi d’urgenza – ricorda il difensore dei professionisti – abbiano richiamato questo decreto, invocandone l’attuazione e quindi ritenendo superflua una pronunzia di reintegra proprio perché esiste già un provvedimento che consente il ritorno in servizio dei sanitari”.
Ma come è nato il rapporto lavorativo dei medici che ora sono in contenzioso legale? Occorre fare un passo indetro a oltre quarant’anni fa. La normativa con la quale nasce il rapporto lavorativo dei medici carcerari napoletani, interrotto dalla Asl Napoli 1 all’inizio del 2012 senza alcuna comunicazione formale agli interessati, è infatti quella prevista dalla legge 740 del 1970, un testo che consentiva l’attribuzione di incarichi e convenzioni con medici per prestazioni sanitarie in carcere.
“In regime di convenzione – precisa il legale dei sanitari – per questi tipi di rapporto lavorativo regolati dalla legge 740 non è previsto alcun termine di scadenza”.
La competenza in materia di assistenza sanitaria nelle carceri è passata alle Aziende sanitarie locali a partire dal 2008 “allo scopo – si legge in uno dei ricorsi presentati dai medici – di evitare disparità di trattamento tra il malato in stato di detenzione e il libero cittadino”, quindi solo per “una unicità del rapporto sanitario”.

PREROGATIVE E DIRITTI
“La normativa entrata in vigore nel 2008 – puntualizza l’avvocato Kivel Mazuy – garantisce al personale già in servizio per effetto della legge 740/70 tutte le prerogative e i diritti già riconosciuti dalle norme di quarant’anni orsono”.
Di diverso parere la Asl Napoli 1 che azzera i rapporti lavorativi, motivando questa scelta con l’esigenza di ridurre la spesa. Ma nelle altre carceri della Campania i sanitari impegnati con lo stesso tipo di rapporto di lavoro sono rimasti a svolgere la loro regolare attività anche nel corso dei primi mesi del 2012. Ora la vertenza giudiziaria proseguirà anche sul versante penale “perché è inaccettabile – conclude Patrizia Kivel Mazuy – che la Asl Napoli 1 non si adegui a quanto dispone un decreto del commissario ad acta”.

Giovanni Capozzi


Giornale numero: 087 - Pagina: 23