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C come comunicazione: irrinunciabile principio della buona gestione

“Per informazioni sui dettagli della mostra d’arte… per le visite al Museo….., al sito…. Aprite la nostra pagina facebook ed iscrivetevi alla news letter……”. Accidenti quanto siamo tecnologicamente avanzati in comunicazione. Convegni master post universitari, conversazioni: l’argomento è ghiotto ed interessa proprio tutti. Linee gestionali antiquate o innovatrici s’incontrano, si scontrano, pubblicano e decretano. I sondaggi si sprecano e tutti si sentono moderni per aver adottato questo nuovo mezzo d’indagine sul parere della gente in relazione alle problematiche sottoposte. Il social network appare come una delle chiavi di volta per la comunicazione 2.0 dei musei e dalla Peggy Guggenheim Collection di Venezia al Museo del Duomo a Firenze, al Mann nessuno ha voluto sentirsi accusare di arretratezza rispetto ai tempi tecnologici che viviamo. Se la cultura deve coinvolgere una fetta sempre più ampia di popolazione e se questa popolazione è stata individuata nelle generazioni millennium e dintorni, bene, che tecnologia sia. Est modus in rebus però ed allora è il caso di domandarsi se comunicare la cultura significa solo aprire una bella pagina sul social più usato dagli italiani e affollare la casella di posta di tutti quelli che un giorno sono entrati in un museo e, ahi loro, hanno lasciato la propria email al solerte addetto alla fidelizzazione. Si parla di marketing e di comunicazione della cultura come se fossero la stessa cosa, ma questa insalatona mista produce spesso alcune indigestioni: Il video promo del Museo trasmesso in metropolitana è accompagnato da una voce dai toni bassi e conquistatori, rigorosamente in lingua italiana. Il pubblico cui si rivolge è quello che attende la metro per andare al lavoro, a scuola : “ma quand’è che arriva è la terza volta che passa sto video”. U Lo stesso video trasmesso in tv, ammesso che superi la mannaia dello zapping, ha buone probabilità di aver catturato un visitatore. La persona che va a lavorare con la metro difficilmente ricorderà anche solo l’argomento del promo mentre i turisti, che si servono della stessa metro per girare in città, difficilmente avranno capito di essere i reali destinatari dell’invito al museo, semplicemente perché il messaggio è solo in lingua italiana. L’obiettivo dovrebbe essere rendere il messaggio comprensibile alla maggior parte del potenziale pubblico, e quindi dovrebbe essere trasmesso non solo in italiano. Vogliamo essere multiculturali? Bene, cominciamo dalle lingue. Il marketing serve relazionarsi con i bisogni del pubblico prima, durante e dopo la visita. Alla Tate Modern di Londra è attivo Bloomberg Connects Drawing Board : è possibile tracciare un disegno o lasciare un commento sulla visita utilizzando uno degli sketch-pads e vedere immediatamente ogni contributo diventare parte di una grande proiezione a parete: un network collaborativo fluido e in costante movimento. Con l’ulteriore Global Studios gli artisti internazionali invitano i visitatori della Tate a compiere tour virtuali nei propri atelier e rispondono ad alcune delle domande del pubblico mediante video online. Negli Stati Uniti spesso nelle librerie ci sono punti con schermi che trasmettono video sui musei , sulle mostre e sule esposizioni in corso. La scelta delle librerie è mirata in quanto il pubblico che le frequenta appare quello predisposto alle visite culturali. La curiosità, gioca un ruolo fondamentale. Poche frasi accattivanti e non perché recitate in toni di bollenti promesse. Bisogna evitare che il turista attribuisca al museo le morbide golosità di un gelato o di una gentile ed altrettanto invitante signorina. Lo storytelling che affonda le sue radici nell’interpretazione è proprio la chiave di volta per arrivare a tutti i tipi di pubblico incuriosendolo, portandolo verso il museo e trattenendolo con un esperienza indimenticabile. La missione del National Trust in Inghilterra è curare luoghi speciali, per sempre e per tutti. Missione compiuta: 19 milioni di visitatori son la risposta. Se questo succede è proprio perchè la comunicazione è differenziata e mirata alle tipologie di pubblico. Non bisogna mai dimenticare che la visita comincia quando il potenziale utente percepisce la comunicazione del bene in modo adatto a se e quindi piacevole.