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Istruzione, la fotografia dell'Ocse: In Italia pochi laureati e con scarse chance di lavoro. Sud fanalino di coda

Italia maglia nera dell'Ocse per i laureati: sono pochi, i piu' giovani hanno chance di occupazione 'relativamente scarse' e in generale guadagnano meno dei loro colleghi degli altri maggiori Paesi. Anche perche' si concentrano nelle discipline umanistiche, meno richieste sul mercato del lavoro di quelle scientifiche ed economiche. Nel rapporto annuale sui sistemi d'istruzione dei 35 Paesi membri, l'Ocse sottolinea la bassa propensione per gli studi universitari in Italia e ne analizza le cause. Il dato di partenza e' che nella Penisola gli adulti laureati (25-64 anni) sono solo il 18%, uno dei piu' livelli bassi dell'Ocse, pari alla meta' della media.
Per i giovani adulti (25-34 anni) il divario e' piu' contenuto, ma resta significativo: in Italia il 26% ha conseguito una laurea contro il 43% Ocse. I bassi livelli d'istruzione terziaria in Italia - spiega lo studio - 'possono essere in parte dovuti a prospettive insufficienti di lavoro e ai bassi ritorni finanziari' (-22% rispetto alla media Ocse), ovvero a retribuzioni 'relativamente basse' per i laureati. Questo rende l'Italia un'anomalia nel panorama universitario Ocse, dove generalmente c'e' una relazione inversa tra la quota di laureati e il loro vantaggio retributivo. In base al rapporto l'80% dei 25-64enni con un'istruzione terziaria in Italia ha un lavoro, ma il tasso di occupazione si riduce al 64% per la fascia piu' giovane (25-34anni), il livello piu' basso dei Paesi industrializzati, dove la media e' dell'83%. Inclusi i Paesi partner, solo l'Arabia Saudita (62%) ha un tasso inferiore. Non solo: in Italia il tasso di occupazione dei giovani laureati e' superato anche da quello dei diplomati degli istituti tecnico-professionali, che e' pari al 68% e anche questo e' un fatto raro nell'Ocse. Come spiega Francesco Avvisati, l'economista dell'Organizzazione che e' tra gli autori dello studio, 'gli esiti occupazionali sono decisamente migliori per le lauree nei campi scientifici o economici, piu' vicini ai bisogni del mondo del lavoro.
L'Italia ha meno laureati degli altri Paesi soprattutto in questi campi, perche' la maggior parte dei laureati sono nelle facolta' umanistiche, sia tra gli adulti sia tra i giovani'. Il 30% dei laureati italiani tra i 25-64 anni ha conseguito infatti il titolo in discipline umanistiche ed e' la percentuale piu' alta dell'Ocse, rispetto al 24% nell'ambito Stem (scienze, ingegneria e matematica) e al 22% in discipline economiche e giuridiche. Tra i neolaureati la quota di quanti hanno scelto le discipline umanistiche-artistiche e' ancora maggiore: il 39% contro il 23% Ocse, il 25% dell'ambito Stem (media Ocse 22%) e il 14% economico-giuridico (Ocse 23%). L'impatto sul lavoro per i 25-64 anni e' netto: per l'ambito Stem il tasso di occupazione e' all'82% (85% per ingegneria), per quello economico-giuridico all'81% e per le materie umanistiche scende al 74%.
Il divario e' ancora piu' ampio tra le donne, piu' spesso laureate nelle discipline umanistiche e con il quasi-monopolio delle lauree nel settore educativo.Il rapporto rileva, del resto, che la maggior parte dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni e' iscritta a studi a indirizzo tecnico-professionale (42%), che garantiscono appunto buoni tassi di occupazione rispetto agli altri percorsi. 'L'Italia ha un sistema d'istruzione professionale importante e si prevede che il 53% della popolazione conseguira' un diploma secondario superiore a indirizzo professionale nell'arco della propria esistenza', rileva l'Ocse. Come sottolinea Avvisati, a mancare in Italia e' pero' un sistema che arricchisca la formazione professionale nell'arco di tutta la vita lavorativa. La partecipazione degli adulti a percorsi di formazione - formale e non - resta cosi' tra le piu' basse dell'Ocse. Per la prima volta gli economisti dell'Organizzazione hanno messo a confronto anche il livello di istruzione della popolazione tra le regioni italiane. Il livello piu' alto e' nelle regioni del Centro, storicamente le piu' legate al pubblico impiego, dove la laurea era considerata un sicuro viatico per un posto di lavoro.
La regione italiana con i maggior numero di laureati e' cosi' il Lazio con il 23%, davanti a Umbria (21%), Emilia Romagna (21%) e Toscana (20%). La media del Centro e' del 20% contro il 18% del Nord e il 15% di Sud e Isole. I neo-laureati, pero', si concentrano nelle regioni piu' dinamiche del Nord: la provincia di Trento ha il piu' alto tasso di istruzione terziaria tra i giovani, con il 30% e in Veneto il tasso dei neolaureati (29%) e' quasi il doppio rispetto a quello della popolazione adulta nel suo insieme. Il 'gap' regionale si vede anche tra i Neet, i giovani tra i 15e i 29 anni inattivi. L'Italia ha uno dei tassi piu' alti dell'Ocse (26%), quasi il doppio rispetto alla media Ocse (14%) e inferiore solo a quello della Turchia (28%). Solo la Provincia di Bolzano ha un livello complessivo di Neet (10%) inferiore alla media Ocse.
Il Nord e' in media al 17%, il Centro al 21% e il Sud-Isole arriva al 33%, cioe' un giovane su tre. In Campania, Sicilia e Calabria la percentuale peggiora fino al 38%. Tra l'altro, il tasso di inattivita' tra i 25-34enni in Italia e' del 33% per chi al massimo ha frequentato la scuola dell'obbligo (media Ocse 30%), del 25% per i diplomati (Ocse 16%), ma arriva anche al 24% per i laureati ed e' il peggiore dell'Ocse a fronte di una media dell'11%. Ma quanto rende una laurea? Secondo l'Ocse in Italia le retribuzioni annue di chi ha una laurea e lavora a tempo pieno sono superiori del 41% rispetto a quelle dei diplomati di scuola secondaria, contro il +56% medio Ocse e, ad esempio, il +66% della Germania. Il ritorno finanziario netto - ovvero la differenza tra costi sostenuti e i benefici di reddito - e' di 200.400 dollari, ma solo per gli uomini. Per le donne si ferma a 108mila. Le medie Ocse, comunque, sono migliori in entrambi i casi: 252mila e 167mila dollari rispettivamente.

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