Log in
NEWS
Canada, Calenda: Con l'accordo Ceta vantaggi per Pmi e cittadini europei Interporto Sud Europa, confronto tra aziende di logistica e Its: si punta sulla formazione Welfare, via al riparto del fondo sociale 2017: più di 28 mln alla Campania Agroalimentare, De Luca inaugura la Scuola del Gusto a Torrecuso Eav, da ottobre secondo agente sui bus a Bacoli e Castellammare Napoli, Palladino al sindaco: Rom, belle parole ma seguano i fatti L'ambasciatore algerino invita le aziende campane al Forum di Pescara L'Ambasciata italiana e i festeggiamenti di San Gennaro negli Usa Palumbo Group, Isa Yachts vende il nuovo superyacht di 65 metri Energie per l'Italia, parte il tour campano. Parisi: Pronta la squadra Criminalità, Gabrielli: Profondo senso di insicurezza sociale nel Paese Formazione manager, prosegue il corso in Campania Cultura, dal Mibact 132 mln per i Grandi progetti: fondi a Capodimonte, Reggia di Caserta e Catacombe di Napoli Napoli, da capitale morale a nobile fiaba San Giorgio a Cremano, i ritratti di Noschese e Troisi sui muri della Stazione Circum Allerta attentati, made in Campania l'app per gestire le operazioni di soccorso Prosciutto di Parma, in Giappone tutela per il marchio: è la prima volta di un prodotto straniero Gruppo Trevi, nuove commesse all'estero per 75 mln dollari Fondazione con il Sud, Nuove Generazioni: in arrivo il bando da 60 milioni E-Distribuzione, a Secondigliano componenti hi-tech per la rete Fincantieri, appello al Governo della Fim Cisl: Si salvaguardi l'industria italiana Mehta al San Carlo con "Fidelio", Bergamasco sul palco Lavoro, Inps: nei primi 7 mesi assunzioni stabili giù del 4,6% Porto Marina d'Arechi, a Genova con numeri record: +22%. Gallozzi: Avanti così Ciclofficina solidale, in bici alla scoperta dell'Oasi di Frassineto Test di Architettura al Politecnico di Milano, dall'Università della Campania record di candidati idonei Un esoscheletro in 3D al posto del gesso: il Santobono di Napoli fra i vincitori dell'Innova S@lute 2017 Almaviva Napoli, elezioni delle Rsu: la Cgil conquista la maggioranza La periferia di Napoli su "Le Monde": Scampia lontana dai cliché mafiosi Mdp, dal 27 settembre a Napoli la prima festa: è dedicata al lavoro Sepe alla messa per San Matteo, patrono della Guardia di Finanza Porto Marina d'Arechi, Boccia ospite dello stand al Salone Nautico di Genova "Veleno", a Casal di Principe la presentazione del film sulla vera storia della Terra dei Fuochi Olio Dante partecipa all'Atelier della Salute per promuovere uno stile di vita sano Alessandro Paola nuovo comandante dei Vigili del Fuoco di Livorno

kimbo shop ildenaro 016

Il ritorno della finanza per l'impresa

Due avvenimenti della settimana appena passata riportano al cento dell’attenzione un articolo che sembrava destinato ad ammuffire nei depositi delle banche: la finanza d’impresa, quella buona si potrebbe dire, che produce effetti positivi sull’economia reale assistendo la produzione, accompagnando la crescita delle aziende, generando benessere.

Una finanza per qualcosa, insomma, e non fine a se stessa come abbiamo conosciuto in questi lunghi anni di crisi dovuta all’incontrollata lievitazione di bolle speculative con prezzi completamente sganciati dagli effettivi valori dei beni: materia per addetti ai lavori che con pochi scrupoli hanno riempito le proprie tasche e impoverito tutti gli altri.

La finanza d’impresa, dunque, è stata celebrata in Borsa nella mitica piazza Affari che ha ospitato la prima edizione dell’Italian Equity Week: tre giorni durante i quali duecento imprese quotate e non hanno incontrato centocinquanta investitori istituzionali per discutere faccia a faccia di strategie di sviluppo, opportunità di business, futuro.

Il mercato dei capitali si è presentato per quello che dovrebbe essere: un’ancella al servizio di iniziative imprenditoriali meritevoli perché promettenti. Un segnale molto importante che mette insieme le esigenze di chi presta e chi riceve in un clima di fiducia e nella logica di rinforzare entrambe le parti per un grande progetto di rilancio del Paese.

L’altra iniziativa che va nella stessa direzione riguarda l’accordo sottoscritto da Confindustria e Ubi Banca per sostenere le imprese impegnate in processi d’innovazione che accettano la sfida digitale e vogliono accrescere la propria dimensione aziendale per migliorare la capacità competitiva e potersi affacciare sui mercati internazionali.

Ubi porta in dote un miliardo e s’impegna a prestare consulenza per attivare, in particolare, le opportunità offerte dal piano nazionale di Industria 4.0. Confindustria mette a disposizione i suoi Digital Innovation Hub come terreno di coltura ideale per far nascere e prosperare questo nuovo tipo d’integrazione tra la banca e l’impresa, facce della stessa medaglia.

L’obiettivo, infatti, come esplicitamente dichiarato dai presidenti delle due istituzioni – Vincenzo Boccia e Letizia Moratti – è crescere insieme per costruire un Paese forte e orgoglioso di un apparato creditizio e industriale che nonostante difficoltà e diffidenze esprime comunque il secondo sistema manifatturiero d’Europa, tra i primi al mondo.

Il fatto è che il posto d’onore - quello del numero uno essendo appannaggio della Germania – ci è invidiato e insidiato esplicitamente dalla Francia e in cuor suo dall’Inghilterra che con la Brexit vorrebbe scatenare quelle energie che l’Europa le avrebbe compresso. Dunque, è vietato dormire sugli allori ed è indispensabile darsi da fare per consolidare le posizioni.

Questa svolta industriale del Paese – la scelta cioè di puntare sulla qualità delle sue imprese e delle sue produzioni (vedi alla voce Made in Italy) per modernizzarsi – è una buona notizia. Naturalmente non basta decidere una cosa perché questa produca i risultati sperati ma occorre lavorarci intorno per renderla effettiva. Qualcosa comincia a muoversi.

 

Due avvenimenti della settimana appena passata riportano al cento dell’attenzione un articolo che sembrava destinato ad ammuffire nei depositi delle banche: la finanza d’impresa, quella buona si potrebbe dire, che produce effetti positivi sull’economia reale assistendo la produzione, accompagnando la crescita delle aziende, generando benessere.

Una finanza per qualcosa, insomma, e non fine a se stessa come abbiamo conosciuto in questi lunghi anni di crisi dovuta all’incontrollata lievitazione di bolle speculative con prezzi completamente sganciati dagli effettivi valori dei beni: materia per addetti ai lavori che con pochi scrupoli hanno riempito le proprie tasche e impoverito tutti gli altri.

La finanza d’impresa, dunque, è stata celebrata in Borsa nella mitica piazza Affari che ha ospitato la prima edizione dell’Italian Equity Week: tre giorni durante i quali duecento imprese quotate e non hanno incontrato centocinquanta investitori istituzionali per discutere faccia a faccia di strategie di sviluppo, opportunità di business, futuro.

Il mercato dei capitali si è presentato per quello che dovrebbe essere: un’ancella al servizio di iniziative imprenditoriali meritevoli perché promettenti. Un segnale molto importante che mette insieme le esigenze di chi presta e chi riceve in un clima di fiducia e nella logica di rinforzare entrambe le parti per un grande progetto di rilancio del Paese.

L’altra iniziativa che va nella stessa direzione riguarda l’accordo sottoscritto da Confindustria e Ubi Banca per sostenere le imprese impegnate in processi d’innovazione che accettano la sfida digitale e vogliono accrescere la propria dimensione aziendale per migliorare la capacità competitiva e potersi affacciare sui mercati internazionali.

Ubi porta in dote un miliardo e s’impegna a prestare consulenza per attivare, in particolare, le opportunità offerte dal piano nazionale di Industria 4.0. Confindustria mette a disposizione i suoi Digital Innovation Hub come terreno di coltura ideale per far nascere e prosperare questo nuovo tipo d’integrazione tra la banca e l’impresa, facce della stessa medaglia.

L’obiettivo, infatti, come esplicitamente dichiarato dai presidenti delle due istituzioni – Vincenzo Boccia e Letizia Moratti – è crescere insieme per costruire un Paese forte e orgoglioso di un apparato creditizio e industriale che nonostante difficoltà e diffidenze esprime comunque il secondo sistema manifatturiero d’Europa, tra i primi al mondo.

Il fatto è che il posto d’onore - quello del numero uno essendo appannaggio della Germania – ci è invidiato e insidiato esplicitamente dalla Francia e in cuor suo dall’Inghilterra che con la Brexit vorrebbe scatenare quelle energie che l’Europa le avrebbe compresso. Dunque, è vietato dormire sugli allori ed è indispensabile darsi da fare per consolidare le posizioni.

Questa svolta industriale del Paese – la scelta cioè di puntare sulla qualità delle sue imprese e delle sue produzioni (vedi alla voce Made in Italy) per modernizzarsi – è una buona notizia. Naturalmente non basta decidere una cosa perché questa produca i risultati sperati ma occorre lavorarci intorno per renderla effettiva. Qualcosa comincia a muoversi.