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Cambia il mondo ma non il dollaro

di Paolo Savona

Nei giorni scorsi si è tenuta una disputa tra Mohamed El-Erian, Chief Economic Adviser di Allianz e già consigliere di Obama, e Warren Wang, CEO di Interbrand China, una società leader della consulenza economica, sulle implicazioni di un euro forte rispetto al dollaro.
I nomi e le nazionalità dei due personaggi sono già un simbolo dei nuovi scenari globali, mentre l’oggetto della disputa conferma che, gira-gira, sempre ai vecchi scenari si torna. È noto che gli operatori di mercato, soprattutto in Italia, continuano a ritenere che il dollaro resterà debole, senza porsi il problema di quali siano le basi logiche di questo convincimento, che non condivido. El-Erian teme che l’andamento del dollaro possa rovesciarsi a seguito del successo della politica di Trump e si domanda quali conseguenze avrebbe per gli Stati Uniti e il resto del mondo se succedesse; Wang ritiene invece che l’euro resterà forte soprattutto per il surplus di bilancia corrente dell’eurozona, composto come noto per il 90% dall’avanzo tedesco. il primo ritiene che il rafforzamento del dollaro spingerebbe gli Stati Uniti al protezionismo, danneggiando tutti, mentre il secondo che la BCE sarebbe costretta a rinunciare al sostegno dei debiti sovrani, danneggiando i paesi più deboli e mettendo in difficoltà gli accordi europei.
Conclusione: meglio tenersi ciò che passa il convento, dollaro debole ed euro forte. Ma quale può essere lo scenario che ci attende, dato che l’economia raramente sta ferma?
La politica di detassazione e di spesa per investimenti pubblici di Trump, se non si impantana per motivi metaeconomici (come impeachment, mancato sostegno del Partito Repubblicano, disordini di piazza), rafforzerà gli andamenti della produzione e dell’occupazione; ciò comporterà effetti positivi sugli andamenti di borsa, che il mercato ritiene oggi in eccesso rispetto ai profitti, ma avrebbe effetti ancora più negativi sul saldo della bilancia corrente estera degli Stati Uniti. L’andamento del dollaro dipenderà da quale forza prevarrà nell’elasticità incrociata tra l’attrazione esercitata dall’economia americana sull’eccesso di risparmio non utilizzato dall’euroarea e il deflusso di dollari conseguente al disavanzo della bilancia dei pagamenti americana.
Il lettore comune troverà complicato decifrare questo algoritmo, ma gli operatori di mercato dovrebbero ben conoscere come leggerlo. Per farsi comprendere da un più vasto pubblico è necessario ricorrere al linguaggio comune, meno preciso ma efficace: chi può pensare che un gigante economico e politico come gli Stati Uniti abbia una moneta debole, mentre una costruzione artificiosa e claudicante come l’Unione Europea e il suo euro abbia una moneta forte? Solo gli sciocchi possono pensarlo o chi ha interesse a farlo, finché il gioco dura assecondato da Germania e Cina, i due paesi che hanno in corpo un desiderio di rivincita sulla supremazia degli Stati Uniti.
Non si vede all’orizzonte un mutamento geopolitico tale da cambiare il gioco valutario, che verrà ancora condotto dal dollaro dietro cui, più che Trump, vi sono i grossi interessi mondiali; per questi oggi va bene un dollaro debole e un euro forte, pronti a passare al momento opportuno la patata calda ai piccoli risparmiatori per continuare a guadagnare. Poiché però, come noto, il mercato si vendica per i giochi artificiali, conviene consultare il grafico prodotto da El-Erian, che indica in tre anni l’arco di tempo per maturare un cambiamento; ma anche questi calcoli verranno utilizzati per tenere calmo il mare di risparmio monetario e finanziario in cui nuota l’economia globale.
Alla domanda che viene frequentemente rivolta agli economisti ‘come proteggersi dai rischi’, l’unica risposta seria è ‘non è possibile’, se le autorità non vogliono. Una pallida alternativa a questa costatazione è di non inseguire il rendimento, ma la stabilità, ossia l’assenza o il più basso rischio dei loro investimenti. Per raggiungere questo risultato la patata calda dovrebbe essere sfreddata dalle autorità di controllo che devono saper prevenire le crisi bancarie, cosa che oggi non sanno fare, ma distribuiscono illusioni sulla loro capacità; esse dovrebbero avere il coraggio, fino alla spregiudicatezza, di informare il risparmiatore dei rischi che corre e che loro apprendono e nascondono con pari rapidità.
Un piccolo nucleo di studiosi ha pubblicato un Rapporto sulla tutela del risparmio in Italia che si trova nel sito della Fondazione Cesifin Alberto Predieri, richiamandosi ai suggerimenti di grandi maestri come Hyman Minsky, Charles Kindleberger e Milton Friedman; in esso hanno proposto drastici cambiamenti nelle strutture monetarie e finanziarie, facendo uso delle nuove tecniche matematiche di Intelligenza Artificiale.
Chi comanda veramente non è interessato a seguirle e chi ha il dovere di farlo, le autorità, sono in tutt’altre faccende affaccendate per potersi dedicare a un problema grosso e spinoso come quello di una riforma della tutela del risparmio. I risparmiatori tengano quindi gli occhi e la mente ben aperti, sapendo che è il dollaro a guidare il gioco ed è quindi questa moneta che deve essere tenuta sotto osservazione nelle sue evoluzioni.