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Dieci anni dalla morte di Pavarotti, un omaggio al suo amore per Napoli

1.

Il 6 di settembre saranno dieci anni dalla morte di Luciano Pavarotti. Quella sera stessa l’Arena di Verona ospiterà il Pavarotti 10 th Anniversary. Fra gli altri, non potevano mancare Placido Domingo e Josè Carreras: idealmente ricostituiranno, per una sera ancora, i memorabili tre tenori, che ci tennero “compagnia” in occasione di tantissimi eventi fino all’ultimo, se non erro, quella per le Olimpiadi invernali di Torino del 2006. Luciano Pavarotti ha avuto un legame particolare con Napoli ed il San Carlo. Auspice Antonio Cigliano, si affacciò dal balcone della casa di Enrico Caruso, a Via San Giovanniello, n° 8. “Complice” il nostro vino, del quale gli avevo fatto dono, ho incontrato Luciano Pavarotti nella suite dell’Hotel Vesuvio, ospite del Teatro San Carlo, dove si esibì per l’ultima volta, in “Il Ballo in Maschera”, nel….. Era un fervente ammiratore del grande Pippo di Stefano. In un’intervista ad Ettore Mo sul Corriere della Sera, pochi mesi prima della sua scomparsa, già malato, ebbe a dichiarare: “quando Giuseppe Di Stefano era in giornata, non ce n’era per nessuno.” Quando con Di Stefano, della cui amicizia pure ho avuto il privilegio di godere, commentavamo questa ammirazione di Pavarotti per lui, Pippo si scherniva, ma era evidente che quei complimenti di un grande, che si sentiva suo “allievo” ideale, gli facessero piacere. In quel nostro incontro, interrotto dall’arrivo di Lucio Dalla,  Pavarotti, mi sollecitava l’impegno perché la Casa di Caruso fosse “acquisita” al patrimonio pubblico e se ne facesse in Museo. Il mio tenace lavoro in questa direzione è anche in omaggio al suo incoraggiamento. Lo continuerò, nonostante le tante indifferenze delle Istituzioni. C’era stata un’altra occasione di incontro, epistolare questa volta. Da Assessore Regionale ai trasporti, fra il 1985 ed il 1989, un secolo fa, varai la “ricostruzione” della Funicolare del Vesuvio, i cui lavori furono interrotti    per banali cavilli, e mai più ripresi; affidai il disegno delle due carrozze al compianto Arch. Nicola Pagliara. Le carrozze furono realizzate, conservate in un deposito e poi fatte distruggere, pare, dalla passata Amministrazione regionale, che pure non aveva deciso di realizzare, ad ostacoli eliminati, quell’opera, resa famosa nel mondo da Funiculì Funiculà. Eppure, quando il sogno mio, e credo di tutti, stava per realizzarsi, contattai Luciano Pavarotti e gli proposi di cantare Funiculì Funiculà in prima carrozza in occasione di quello che sarebbe stato il viaggio inaugurale. Inutile dire che Pavarotti accettò, entusiasta. Rimane un sogno, ispirato al famoso film di Werner Herzog ” Fitzcarraldo”, nel cassetto, che finora nessuno delle Istituzioni ha inteso riaprire. Anche se ho letto di positivi propositi in  tal senso del Presidente De Luca. Se dovesse realizzarsi, gli proporrò di mettere in prima carrozza un “grammofono”, proprio come in Fitzcarraldo, con Luciano Pavarotti, che canta, con la sua voce inconfondibile, Funiculì Funiculà. Il migliore omaggio alla sua memoria, alla sua Arte, al suo amore per Napoli e per Enrico Caruso.

2.

In questi giorni è morto Enzo Bettiza. Tutta la stampa, unanime, ha ricordato il grande giornalista, spesso inviato speciale, lo scrittore di successo, vincitore del Campiello del 1996 con “Esilio”; la narrazione del suo “status”: nato a Spalato in Dalmazia, da cui fu costretto a fuggire dall’arrivo dei partigiani di Tito, di cui al “loro nazionalcomunismo violento e carico di odio”. Ho avuto il privilegio di conoscere Enzo Bettiza nei miei cinque anni di Parlamento Europeo, dal 1989 al 1994. Bettino Craxi lo aveva candidato nelle liste socialiste, così come aveva candidato Giuliano Ferrara, Pierre Carniti, Gianni Baget Bozzo, Antonio La Pergola – (già Presidente della Carta Costituzionale). Non erano portatori di preferenze, ma persone di grande prestigio, che illustravano le liste socialiste, e poi il Parlamento Europeo. Bettino li aveva proposti ed “imposti” al Partito, che aveva colto l’importanza della loro elezione, e li aveva “riempiti” di preferenze. Le riunioni  del gruppo parlamentare del  PSI, che era presieduto da un Socialista di lungo corso e di largo prestigio come Lelio Lagorio, pure lui scomparso qualche mese fa, erano sempre di grande interesse ed il dibattito di alto profilo. Il tema che più interessava, soprattutto dopo la caduta del Muro di Berlino del 1989, era la nostra posizione di fronte alla domanda di ingresso dei deputati del PDS, dopo la Bolognina, che erano stati eletti nelle liste del PCI. I rapporti del nostro Partito PCI-PDS erano tesissimi, ma tutti, in Europa, premevano perché Craxi desse l’assenso a l’ingresso dei Parlamentari Europei eletti nelle liste del PCI, nel gruppo del PSE. Alla fine, Craxi, che riteneva il comunismo sconfitto dalla Storia, acconsentì, ma non per questo i rapporti tra i due Partiti migliorarono. Anzi, nel gruppo ormai unificato, molti di loro ci “criminalizzarono”, a prescindere da Biagio De Giovanni e pochi altri, che si comportarono con lungimiranza, intuendo subito dove portava la “via giudiziaria alla Politica”. Ascoltare le osservazioni di Enzo Bettiza, che era già stato deputato europeo nella precedente legislatura, nelle liste unificate di repubblicani e liberali, era davvero un piacere. Come ascoltare le conversazioni a cena fra lui, Baget Bozzo e  Giuliano Ferrara, mai iattante, ti arricchiva sempre.  Questo era il livello della Politica a quel tempo. E Bettino Craxi aveva volentieri  “sacrificato” possibili iscritti al PSI per portare soggetti di quella levatura in Parlamento Europeo. Affiorano ricordi personali, che portano alla memoria il suo sapere, la sua intelligenza ma anche la sua cordialità, mai altera, sempre di grande signorilità. L’Internazionale Socialista si riunì a Berlino dopo la caduta del Muro. C’erano tutti i grandi leaders socialisti da Mitterrand, a Papandreu, a Craxi. C’era entusiasmo e grande speranza di un tempo migliore che andava ad incominciare. Con Anna, con Enzo Bettiza e sua moglie, attraversammo insieme, il Checkpoint Charlie, per andare a Berlino est, con curiosità ed emozione. Il Vopo, così si chiamavano i poliziotti della Germania dell’Est, guardò i nostri passaporti di Parlamentari Europei e, come segno di omaggio, - conservo ancora su quel passaporto il timbro della DDR - ci fece risparmiare i cinque marchi a persona che tutti pagavano per entrare a Berlino Est. Grazie, Enzo, riposa in pace. Sono felice di averti incontrati in un tempo bello ed esaltante.

Il 6 di settembre saranno dieci anni dalla morte di Luciano Pavarotti. Quella sera stessa l’Arena di Verona ospiterà il Pavarotti 10 th Anniversary. Fra gli altri, non potevano mancare Placido Domingo e Josè Carreras: idealmente ricostituiranno, per una sera ancora, i memorabili tre tenori, che ci tennero “compagnia” in occasione di tantissimi eventi fino all’ultimo, se non erro, quella per le Olimpiadi invernali di Torino del 2006. Luciano Pavarotti ha avuto un legame particolare con Napoli ed il San Carlo. Auspice Antonio Cigliano, si affacciò dal balcone della casa di Enrico Caruso, a Via San Giovanniello, n° 8. “Complice” il nostro vino, del quale gli avevo fatto dono, ho incontrato Luciano Pavarotti nella suite dell’Hotel Vesuvio, ospite del Teatro San Carlo, dove si esibì per l’ultima volta, in “Il Ballo in Maschera”, nel….. Era un fervente ammiratore del grande Pippo di Stefano. In un’intervista ad Ettore Mo sul Corriere della Sera, pochi mesi prima della sua scomparsa, già malato, ebbe a dichiarare: “quando Giuseppe Di Stefano era in giornata, non ce n’era per nessuno.” Quando con Di Stefano, della cui amicizia pure ho avuto il privilegio di godere, commentavamo questa ammirazione di Pavarotti per lui, Pippo si scherniva, ma era evidente che quei complimenti di un grande, che si sentiva suo “allievo” ideale, gli facessero piacere. In quel nostro incontro, interrotto dall’arrivo di Lucio Dalla,  Pavarotti, mi sollecitava l’impegno perché la Casa di Caruso fosse “acquisita” al patrimonio pubblico e se ne facesse in Museo. Il mio tenace lavoro in questa direzione è anche in omaggio al suo incoraggiamento. Lo continuerò, nonostante le tante indifferenze delle Istituzioni. C’era stata un’altra occasione di incontro, epistolare questa volta. Da Assessore Regionale ai trasporti, fra il 1985 ed il 1989, un secolo fa, varai la “ricostruzione” della Funicolare del Vesuvio, i cui lavori furono interrotti    per banali cavilli, e mai più ripresi; affidai il disegno delle due carrozze al compianto Arch. Nicola Pagliara. Le carrozze furono realizzate, conservate in un deposito e poi fatte distruggere, pare, dalla passata Amministrazione regionale, che pure non aveva deciso di realizzare, ad ostacoli eliminati, quell’opera, resa famosa nel mondo da Funiculì Funiculà.Eppurequando il sogno mio, e credo di tutti, stava per realizzarsi, contattai Luciano Pavarotti e gli proposi di cantare Funiculì Funiculà in prima carrozza in occasione di quello che sarebbe stato il viaggio inaugurale. Inutile dire che Pavarotti accettò, entusiasta. Rimane un sogno, ispirato al famoso film di Werner Herzog ” Fitzcarraldo”, nel cassetto, che finora nessuno delle Istituzioni ha inteso riaprire. Anche se ho letto di positivi propositi in  tal senso del Presidente De Luca. Se dovesse realizzarsi, gli proporrò di mettere in prima carrozza un “grammofono”, proprio come inFitzcarraldo, con Luciano Pavarotti, che canta, con la sua voce inconfondibile, Funiculì Funiculà. Il migliore omaggio alla sua memoria, alla sua Arte, al suo amore per Napoli e per Enrico Caruso.

2.

In questi giorni è morto Enzo Bettiza. Tutta la stampa, unanime, ha ricordato il grande giornalista, spesso inviato speciale, lo scrittore di successo, vincitore del Campiello del 1996 con “Esilio”; la narrazione del suo “status”: nato a Spalato in Dalmazia, da cui fu costretto a fuggire dall’arrivo dei partigiani di Tito, di cui al “loro nazionalcomunismo violento e carico di odio”. Ho avuto il privilegio di conoscere Enzo Bettiza nei miei cinque anni di Parlamento Europeo, dal 1989 al 1994. Bettino Craxi lo aveva candidato nelle liste socialiste, così come aveva candidato Giuliano Ferrara, Pierre Carniti, Gianni Baget Bozzo, Antonio La Pergola – (già Presidente della Carta Costituzionale). Non erano portatori di preferenze, ma persone di grande prestigio, che illustravano le liste socialiste, e poi il Parlamento Europeo. Bettino li aveva proposti ed “imposti” al Partito, che aveva colto l’importanza della loro elezione, e li aveva “riempiti” di preferenze. Le riunioni  del gruppo parlamentare del  PSI, che era presieduto da un Socialista di lungo corso e di largo prestigio come Lelio Lagorio, pure lui scomparso qualche mese fa, erano sempre di grande interesse ed il dibattito di alto profilo. Il tema che più interessava, soprattutto dopo la caduta del Muro di Berlino del 1989, era la nostra posizione di fronte alla domanda di ingresso dei deputati del PDS, dopo la Bolognina, che erano stati eletti nelle liste del PCI. I rapporti del nostro Partito PCI-PDS erano tesissimi, ma tutti, in Europa, premevano perché Craxi desse l’assenso a l’ingresso dei Parlamentari Europei eletti nelle liste del PCI, nel gruppo del PSE. Alla fine, Craxi, che riteneva il comunismo sconfitto dalla Storia, acconsentì, ma non per questo i rapporti tra i due Partiti migliorarono. Anzi, nel gruppo ormai unificato, molti di loro ci “criminalizzarono”, a prescindere da Biagio De Giovanni e pochi altri, che si comportarono con lungimiranza, intuendo subito dove portava la “via giudiziaria alla Politica”. Ascoltare le osservazioni di Enzo Bettiza, che era già stato deputato europeo nella precedente legislatura, nelle liste unificate di repubblicani e liberali, era davvero un piacere. Come ascoltare le conversazioni a cena fra lui, Baget Bozzo e  Giuliano Ferrara, mai iattante, ti arricchiva sempre. Questo era il livello della Politica a quel tempo. E Bettino Craxi aveva volentieri  “sacrificato” possibili iscritti al PSI per portare soggetti di quella levatura in Parlamento Europeo. Affiorano ricordi personali, che portano alla memoria il suo sapere, la sua intelligenza ma anche la sua cordialità, mai altera, sempre di grande signorilità. L’Internazionale Socialista si riunì a Berlino dopo la caduta del Muro. C’erano tutti i grandi leaders socialisti da Mitterrand, a Papandreu, a Craxi. C’era entusiasmo e grande speranza di un tempo migliore che andava ad incominciare. Con Anna, con Enzo Bettiza e sua moglie, attraversammo insieme, il Checkpoint Charlie, per andare a Berlino est, con curiosità ed emozione. Il Vopo, così si chiamavano i poliziotti della Germania dell’Est, guardò i nostri passaporti di Parlamentari Europei e, come segno di omaggio, - conservo ancora su quel passaporto il timbro della DDR - ci fece risparmiare i cinque marchi a persona che tutti pagavano per entrare a Berlino Est. Grazie, Enzo, riposa in pace. Sono felice di averti incontrati in un tempo bello ed esaltante.